UNA LETTURA SISTEMICA DELL’OBESITA’
In uno studio dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione del 2004, il Prof. Fernando Romano asserisce che esiste una familiarità del sintomo “eccesso di peso”. Ossia nell’ 80% per cento dei casi nelle famiglie dei bambini obesi esiste un membro o più con eccesso di peso.
Esistono anche correlazioni statistiche significative, sempre per questo studio, fra il livello socio-economico, culturale e il problema di eccesso di peso nelle famiglie da loro studiate.
Sembrerebbe che scarse risorse economiche della famiglia insieme ad un basso livello di scolarità della madre e del padre possano essere ritenuti alcuni fra i fattori predittivi di un rapporto non equilibrato fra alimentazione ed attività fisica. A causa della complessità del fenomeno [più livelli coinvolti: psico-biologico, familiare, ciclo vitale, socio-culturale] vi è l’importanza di “privilegiare metodologie di complessità” (Onnis L. e coll., 2000, 2004); ossia utilizzare approcci psicoterapici differenti sostenuti quindi da epistemologie e metodologie diverse che arricchiscano il contributo terapeutico.
L’obesità come la bulimia e l’anoressia può essere letta allora come “segnale della lotta incessante che il soggetto ingaggia contro un profondo senso di impotenza e disvalore che trae origine in contesti familiari dominati dal conflitto per la definizione delle relazioni” (Melosi A., 2000).
Le famiglie delle pazienti bulimiche e quelle obese condividono aspetti comuni circa la tipologia relazionale ed emozionale delle stesse. Un modello relazionale ridondante nelle famiglie dei pazienti obesi è quello dell’iperprotettività come rilevato dagli studi di Minuchin S. (1980) e Selvini Palazzoli, M. (1988).
Tali famiglie sono caratterizzate da modalità affettive e interattive che non permettono ai membri una sufficiente differenziazione durante il processo di crescita (Root M.P., Fallon P., Friedrich N.W.; 1986).
Il sintomo obesità, per alcune famiglie, si comporta come quasi tutti i sintomi, in chiave di lettura sistemica, e cioè copre sofferenza, disagio, incapacità di agire altrimenti e nel tempo, se non affrontato, può divenire un modello comportamentale fra tanti altri, trasmissibile di generazione in generazione. Per questo motivo una tecnica che porta i pazienti a mobilitare le proprie capacità di controllo deve prima assicurarsi
che questi siano in grado di “rinunciare alla propria difesa dalla sofferenza” (Selvini Palazzoli et al.; 1988). Come già auspicato, da più esperti nel campo dei disturbi dell’alimentazione, vi è l’importanza di promuovere un approccio multi-disciplinare e pluri-patologico al problema dell’obesità.
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